Tradizione

Tra le usanze popolari più note della Notte di San Giovanni, c’era quella di accendere, nella notte, in cima alle colline, dei falò purificatori e rigeneranti in onore del sole. Con questi fuochi il contadino voleva propiziarsi la benevolenza del sole stesso perché continuasse a garantire luce e colori sui campi; nello stesso tempo, bruciando nel fuoco cose vecchie, si tenevano lontani, con il
fumo, spiriti maligni e streghe.

Si riteneva inoltre che la forma assunta dalla chiara dell’uovo messa in una bottiglia d’acqua e lasciata tutta la notte sul davanzale, permettesse di pronosticare il futuro. Se nella massa formatasi si scorgeva una torre, era segno che si doveva cambiare casa, se c’erano dei fiori, entro l’anno sarebbe fiorito qualche avvenimento positivo, le croci erano simbolo di morte, le spighe di buone novità e due torri certezza assoluta di matrimonio.
Le ragazze, poi, cercavano anche di indovinare attraverso la forma approssimativa del disegno la professione del futuro sposo: se l’albume ricordava una pecora, lo sposo sarebbe stato un pastore, se ricordava un’incudine, un fabbro, una penna o un libro indicavano una persona istruita, una barca un marinaio, una zappa un contadino…

Un’altra usanza era quella di prendere dei cardi di grandi dimensioni, bruciarne la testa, e metterli sul recipiente sul davanzale della finestra, uno all’interno ed uno all’esterno. Se al mattino uno dei cardi era diritto la fanciulla si sarebbe sposata entro l’anno, con un ragazzo del paese se il cardo diritto era quello interno, di fuori.

Le ragazze raccoglievano poi 3 fave la sera del 23: una intera, una sbucciata e una rotta nella parte superiore e metterle sotto al cuscino al momento di dormire. Durante la notte dovevano sceglierne una a caso: quella intera rappresentava buona sorte, quella rotta poca fortuna e quella sbucciata cattivo auspicio.

Si riteneva inoltre che questo periodo fosse anche propizio per i fidanzamenti: di buon augurio erano considerate le infiorate che i giovani facevano sui davanzali ed alle porte della casa dell’amata con rami, fiori e frutti: i giovani usavano spesso lasciare un rametto di biancospino sulla finestra dell’amata.

Infine, la raccolta di 24 spighe durante la notte di San Giovanni, da conservarsi poi per tutto l’anno, rappresentava un importante portafortuna.